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Glamour Affair Interview


Benjamin Bernheim – Interview by Tabata Caldironi
Glamour Affair – Issue No.2 (2019/03.04)

Abbiamo intervistato il tenore francese Benjamin Bernheim mentre era impegnato al Teatro Alla Scala nel ruolo di Alfredo ne La Traviata di Verdi. Acclamato dal pubblico e dalla critica, Bernheim ha iniziato la stagione 2018/19 all’Opernhaus di Zurigo, dove ha cantato nel ruolo di Rodolfo ne La Bohème di Puccini. Successivamente si è esibito nel Requiem di Verdi e ne La Traviata alla Royal Opera House Covent Garden, diretto da Antonio Pappano.

We interviewed the French tenor Benjamin Bernheim whilst he was engaged at Teatro Alla Scala singing Alfredo in Verdi’s La Traviata. Acclaimed from the audience and critics, Mr Bernheim’s 2018/19 season began at the Opernhaus Zürich, where he sang the role of Rodolfo in Puccini’s La Bohème. Then, at the Royal Opera House Covent Garden, he performed in Verdi’s Requiem and La Traviata, under the baton of Antonio Pappano.

T.C. Stiamo bevendo un caffè  al Biffi in Galleria. Come noi, molte personalità del passato, si sedevano in questo locale e parlavano… Ad esempio, Arturo Toscanini o Maria Callas. Lei aveva sempre un tavolo riservato ed ogni volta che non era impegnata con le prove alla Scala la si poteva trovare qui. Se potessi prendere un caffè con qualcuno del passato, chi sarebbe?

B.B. Penso che mi piacerebbe essere con Jules Massenet, che ha composto Werther e Manon perché avrei moltissime domande da fargli! Ma quello che mi piacerebbe davvero non è stare seduto al tavolo con qualcuno, ma essere seduto al tavolo accanto a quello in cui Giuseppe Verdi o Giacomo Puccini stanno pranzando mentre parlano con i loro librettisti per sentire tutto ciò che dicono! Mi piacerebbe capire da dove prendevano tutta quella immaginazione, tutte quelle abilità straordinarie per comporre così bene per la voce. Vivevano in un’epoca in cui viaggiare non era facile e frequente come oggi, mi piacerebbe davvero sapere dove prendevano tutta quell’ispirazione.

T.C. We are having coffee at Biffi in Galleria. Like us, many personalities from the past, would sit in this place and talk, like Arturo Toscanini or Maria Callas. She used to have a table always reserved for her for whenever she was not engaged with rehearsals at La Scala. If you could have coffee with someone from the past, who would it be?

B.B. I think I would like to sit with Jules Massenet, who composed Werther and Manon because I would have a lot of questions for him! But what I would really love is not to sit at the table with someone but to be sitting next to the table where Giuseppe Verdi or Giacomo Puccini are having lunch whilst talking to their librettists and hear everything they say! I would love to witness from where they would take all this imagination, all those amazing skills to compose so well for the voice. They lived in a time where travelling was not as easy and common as today, I would really love to know where they took all that inspiration.

T.C. Qual è il tuo rapporto con Verdi e la sua musica?
B.B. Penso che il rapporto con questo compositore sia molto importante per ogni cantante, specialmente per un tenore lirico. Nella mia carriera Verdi ha una particolare importanza perché mi sto concentrando sul cantare in italiano e in francese. Per me, La Traviata è molto speciale, perché il ruolo di Alfredo si adatta molto bene ad un giovane tenore lirico. Verdi è un compositore che può accompagnare un cantante per tutta la sua carriera; i suoi ruoli da tenore variano da molto leggeri a molto drammatici, come in Otello.

T.C. What is your relationship with Verdi and his music?
B.B. I think the relationship with this composer is very important for every singer, especially for a lyric tenor. He has particular importance in my career as I am concentrating on singing in Italian and French. For me, La Traviata is very special, because the role of Alfredo in Traviata suits very well a young lyrical tenor. Verdi is a composer that can accompany a singer throughout his entire career; tenor roles vary from very light to very heavy in Otello.

T.C. Cosa ti ha portato a decidere di fare il cantante?
B.B. Non ho deciso! Non volevo essere un cantante d’opera! Sono cresciuto con genitori che volevano essere cantanti d’opera e musicisti. Li ho seguiti ovunque. Masterclasses, corsi di canto, concorsi e produzioni. Da bambino, studiavo violino e pianoforte, ma non mi piaceva l’idea di essere un musicista. Sono entrato nel coro dei bambini del Grand Théâtre, a Ginevra e neanche questo mi piaceva! Direi che il mio “primo amore” per l’Opera è arrivato quando abbiamo realizzato una fantastica produzione di Cavalleria Rusticana e Pagliacci. Penso che più che dal canto, ero affascinato dal mondo dell’Opera; il primo contatto con il palco, con l’orchestra, essere in un teatro d’Opera, all’interno di quelle mura, è stato qualcosa di veramente incredibile per me! Ma non ho dato seguito a tutto ciò, perché da adolescente cantare l’Opera in un coro non era davvero considerato figo!
Ho iniziato a pensare di fare il cantante lirico quando avevo 17 o 18 anni. Ogni volta che cantavo per piacere o con i miei genitori, le persone mi dicevano che ero dotato di un raro talento e che c’era qualcosa in cui credere e perseguire. A quel punto, avevo la scelta di studiare canto oppure di andare all’università e studiare psicologia o relazioni internazionali. A quel tempo, volevo essere un diplomatico. Era davvero la vita che volevo vivere, mi immaginavo di lavorare per la Croce Rossa o per l’UNESCO.
Non posso dire di essermi imbattuto nel percorso più semplice perché essere un artista non è facile, ma le persone riconoscevano in me qualcosa che chiameremmo talento e ho pensato, perché no? A quel punto tutto è andato molto velocemente, ho fatto un’audizione presso un professore americano che stava a Losanna e che precedentemente era all’AVA di Philadelphia e alla Juilliard School di New York, che poi è diventato direttore dell’Opera Studio a Lione. È stato il mio professore per quattro anni. All’inizio, è stato molto difficile per me perché avevo vissuto il passato della mia famiglia. Essere un artista, qualsiasi tipo di artista, un pittore, uno scultore, un cantante, un musicista nell’orchestra, è un lavoro basato sul rifiuto. Il più delle volte ti senti rifiutato … È come durante i casting per un’attrice o un attore per il cinema o per il teatro, a volte sei troppo biondo, troppo scuro, troppo alto, non abbastanza in forma, qualsiasi cosa, a volte è solo una sensazione: sì, funzioni o no! Come cantante, porti il tuo talento, il tuo timbro. Ogni cantante ha una diversa identità vocale e poiché siamo tutti così diversi abbiamo tutti qualcosa di unico da portare sul palco, e il più delle volte siamo respinti. Questa è una grande parte della vita di un cantante. Persino chi ha avuto molto successo nella sua attività ha attraversato il rifiuto e le dure critiche. Quando ho capito che ero pronto per affrontare tutto ciò, mi sono reso conto di essere pronto per questa carriera. È stato un grande salto nell’ignoto, ma l’ho fatto ed eccomi qui!

T.C. Why did you decide to become an opera singer?
B.B. I didn’t decide! I didn’t want to be an opera singer! I grew up with parents who wanted to be opera singers and musicians. I followed them a lot. Masterclasses, singing classes, competitions and productions. As a child, I used to study violin and piano but I didn’t really like the idea of being a musician. I entered the kids’ choir in the Grand Théâtre, in Geneva and I didn’t really like it either! I would say my “first love” for Opera came when we did a fantastic production of Cavalleria Rusticana and Pagliacci. I think that more than the singing, I was fascinated by the world of Opera; the first touch with the stage, with the orchestra, being in an Opera House, within those walls, was something really amazing for me! But I let it go because as a teenager, singing Opera in a choir was not really considered cool!
Considering singing as a career for life came to me when I was 17 or 18. Whenever I would be singing for pleasure or with my parents, people began suggesting that I was gifted with a rare talent and that there was something to believe in and pursue. At that point, I had the option of pursuing singing or going to University and study Psychology or High International Studies. At the time, I wanted to be a Diplomat. It was really the life I wanted to live, working for the Red Cross or for the UNESCO.
I can’t say I went for the easiest path because being an artist is not easy, but people recognised I had something they would call talent and I thought, why not? At that point everything went very quickly, I auditioned to an American professor in Lausanne who used to be at the AVA in Philadelphia and at the Juilliard School in New York. Then he became head of the Opera Studio in Lyon. He was my professor for four years.
In the beginning, it was very hard for me because I had experienced my family’s past. Being an artist, any kind of artist, a painter, a sculptor, a singer, a musician in the orchestra, it’s a job about rejection. Most of the time you feel rejected… It’s like during castings for an actress or an actor for the movies or for theatre, sometimes you are too blonde, too dark, too tall, not fit enough, whatever, sometimes it’s just a feeling: yes, it works or not! As a singer, you carry your own talent, your own print. Every singer has a different vocal identity and because we are all so different we all have something unique to bring to the stage and most of the time we are rejected. This is a great part of the life of a singer. Even someone who is very successful in his business has gone through rejection and hard critiques. When I realised that I was ready to go through all of this I realised I was ready for this career. It was a big jump in the unknown, but I did it and here I am!

T.C. Spesso sentiamo dire che l’Opera non è apprezzata dai giovani. Credi che questo sia vero?
B.B. Penso che l’Opera sia sempre stata un’arte molto raffinata, ma in passato era molto più popolare. Insieme al teatro, era una delle poche opportunità di intrattenimento. Non c’erano smartphone, tablet, TV, cinema, radio … ora abbiamo così tanta scelta che ovviamente l’Opera occupa uno spazio minore nelle nostre vite. Oggi abbiamo la fortuna e la sfortuna di fare l’Opera in un era innovativa, con produzioni molto moderne. Le nuove produzioni a volte vengono giudicate molto male. Ci sono teatri in cui puoi fare innovazioni e teatri dove non puoi. Ho cantato in una nuova produzione de La Bohème all’Opéra di Parigi, la scorsa stagione che era ambientata su una navicella spaziale! Non è stata accolta bene dal pubblico, ma ha fatto riflettere. Ha fatto reagire le persone. Ha fatto reagire le persone in modo molto aggressivo, in realtà! Durante l’intero spettacolo, la gente fischiava nella sala, fischiava gli attori e la messa in scena. Ovunque La Bohème è La Bohème, ma a Parigi, alla Bastille, sei a due isolati dal Quartiere Latino, dove è ambientata Bohème! Quando si è aperto il sipario, il pubblico ha visto due astronauti euforici in una navicella spaziale. Era aderente alla storia originale? No. Ma il più grande successo di questa produzione è stato il modo in cui è stata venduta alle nuove generazioni: Star Wars e Star Trek incontrano l’Opera! Che piaccia o no, è stato un enorme successo di marketing. La Bastille era piena ogni sera. La gente ne ha parlato. I giovani che non sarebbero mai venuti ad una produzione tradizionale perché l’avrebbero considerata “polverosa”, sono arrivati! Si sono aperti a qualcosa che era nuovo per loro, ma ciò è successo grazie all’estetica moderna di questa messa in scena che era simile a quella che di solito avrebbero visto al cinema. Hanno visto qualcosa che non aveva niente a che fare con La Bohème, ma l’hanno sentita! La musica era lì. Le voci erano lì. L’orchestra era lì… Quindi per portare nuove persone all’Opera, le nuove produzioni possono essere davvero di successo. Penso che l’Opera non sia una cosa vecchia, ma dovrebbe essere riproposta al giorno d’oggi in modo intelligente. A volte è troppo brutale, a volte non lo è abbastanza, ma il punto è provarci.

T.C. Oftentimes we hear people saying Opera is not appreciated by young people. Do you believe this to be true?
B.B. I think Opera has always been a very fine art, but in the past, it was far more popular. Together with Theatre, it was one of the few entertainment opportunities. There were no smartphones, tablets, TVs, cinemas, radios… now we have so much choice that obviously Opera takes a smaller space in our lives. Today we have the good and the bad luck of making Opera in a modern time, with very modern productions. New productions sometimes are judged very badly. There are theatres where you can make new productions and others where you cannot. I did a new production of La Bohème at the Opéra de Paris, last season that was set in a space ship! It was not well received by the audience, but it made people think. It made people react. It made people very aggressively react, actually! During the whole show, people were booing in the room, booing the actors and the staging. Everywhere La Bohème is La Bohème, but in Paris, at the Bastille, you are two blocks away from the Quartier Latin, where Bohème happens! When the curtains went up, the audience saw two astronauts in a spaceship getting totally crazy about being in space. Was it true to the story? No. But the greatest success of this production was how it was sold to the young generation – Star Wars and Star Trek meets Opera! Whether you like it or not it was a huge marketing success. The Bastille was full every night. People talked about it. Young people who would have never come to a traditional production because they would have considered it “dusty”, came! They opened up to something that was new for them, but what made that happen was that this modern production had a similar aesthetic to what they would usually see in cinemas. They saw something that had nothing to do with La Bohème, but they heard it! The music was there. The voices were there. The orchestra was there… So to bring new people to Opera, new productions can be really successful. I think Opera is not an old thing, but it should be brought to the day of today in a smart way. Sometimes it’s too brutal, sometimes it’s not enough, but the point is trying.

I 10 preferiti di Benjamin Bernheim:
Compositore preferito? Puccini
Ruolo preferito che hai cantato? Rodolfo de La Bohème
Ruolo preferito che non hai ancora cantato? Hoffmann di Les Contes d’Hoffmann
Genere musicale preferito (al di fuori dell’opera)? Musica pop
Cibo preferito? Italiano
Momento preferito del giorno? Tutto il giorno!
Stagione preferita? Primavera estate
Film preferito di tutti i tempi? Sangue Blu, è un fantastico vecchio film (1949) di Robert Harmer con Sir Alec Guinness e Big Fish di Tim Burton che mi ha segnato molto emotivamente.
Libro preferito? Dance Dance Dance di Haruki Murakami
Cosa preferita nel mondo? Tranne il cibo? …le donne!

Mr Bernheim’s 10 favourites:
Favourite composer? Puccini
Favourite role you have sung? Rodolfo from La Bohème
Favourite role you haven’t sung yet? Hoffmann from Les Contes d’Hoffmann
Favourite music genre (outside opera)? Pop Music
Favourite food? Italian
Favourite time of the day? All day long!
Favourite season? Spring-Summer
Favourite movie of all times? Kind Hearts and Coronets, it’s a fantastic old movie (1949) by Robert Harmer with Sir Alec Guinness and Big Fish by Tim Burton that marked me a lot emotionally.
Favourite book? Dance Dance Dance by Haruki Murakami
Favourite thing in the world? Except for food?… Women!

T.C. Quali sono i tuoi prossimi impegni?
B.B. A marzo sarò a Londra per la Messa di Gloria di Puccini alla Barbican Hall diretta da Sir Antonio Pappano, ad aprile interpreterò Le Chevalier des Grieux di Manon con Nadine Sierra, all’Opéra national Bordeaux diretta da Marc Minkowski. Poi a giugno e luglio debutterò nel ruolo di Ismaele in Nabucco all’Opernhaus di Zurigo, diretto da Fabio Luisi.

T.C. What are your next engagements?
B.B. In March I will be in London for Puccini’s Messa di Gloria at Barbican Hall conducted by Sir Antonio Pappano, in April I will be singing the Le Chevalier des Grieux in Manon with Nadine Sierra, at the Opéra national Bordeaux conducted by Marc Minkowski. Then in June and July, I will debut in the role of Ismaele in Nabucco at the Opernhaus Zurich, conducted by Fabio Luisi.